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La più duratura politica di guerra statunitense contro un paese latinoamericano si mantiene inalterata

Immagine d'archivio. (RHC)

Immagine d'archivio. (RHC)

Da: Guillermo Alvarado

Il blocco economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti contro Cuba, qualificato come una politica di guerra nonché come il genocidio più lungo della storia, si mantiene praticamente inalterato, dopo 54 anni dalla sua imposizione, con il vano proposito di abbattere la Rivoluzione e piegare per fame e attraverso sofferenze il popolo della più grande isola delle Antille.

Che il blocco per sua natura sia una misura di guerra è un dato largamente documentato dalla storia, a partire da quello imposto da Sparta contro Atene durante la guerra del Peloponneso, nel 405 a.C.; per passare poi a quello degli inglesi contro la Francia durante la Rivoluzione del 1789 e più tardi durante le guerre napoleoniche; fino ad arrivare a quello applicato contro la Germania nella Prima Guerra Mondiale che in questo paese portò alla morte di 750 mila civili, la maggioranza per fame.

Nessuna di queste misure brutali tuttavia è durata tanto come quella che l'allora presidente degli Stati Uniti, John Fitzgerald Kennedy, il 7 febbraio del 1962 firmò contro un piccolo paese dei Caraibi.

Invece di rimuovere il blocco, in questi 54 anni i successivi governi statunitensi al contrario hanno stretto d'assedio l'isola con misure ancor più dure, a cominciare dalla Legge Torricelli, promulgata il 23 ottobre del 1992 con il fine di approfittare della caduta del campo socialista europeo per strangolare definitivamente Cuba, come senza nessun pudore hanno ammesso i suoi stessi autori.

Questa norma apre le porte all'internazionalizzazione del blocco visto che minaccia di sanzionare i paesi che commercano con Cuba e che prevede la proibizione di attraccare ai porti statunitensi per sei mesi, per le imbarcazioni che abbiano attraccato invece in un qualsiasi porto cubano.

A questo orrore giuridico ne ha fatto seguito uno ancor peggiore, la Legge Helm-Burton, firmata da William Clinton il 1 marzo 1996, che ha trasformato il blocco in un procedimento extraterritoriale in piena violazione dei trattati internazionali e della normativa dell'Organizzazione Mondiale del Commercio e di altre organizzazioni multilaterali.

E' un dato di fatto che a partire dallo storico annuncio del 17 dicembre del 2014 che ha portato al ripristino delle relazioni diplomatiche tra Cuba e gli Stati Uniti, rotte unilateralmente da questi ultimi il 3 gennaio del 1961, l'attuale presidente Barak Obama ha ammorbidito alcuni punti del blocco ma in sostanza questa politica di guerra rimane praticamente inalterata.

Se è vero che per la sua cancellazione totale serve un atto legislativo, Obama però, come ricordato pochi giorni fa dal ministro degli Esteri di Cuba, Bruno Rodríguez, possiede “facoltà esecutive amplissime facendo ricorso alle quali, se lo volesse davvero, potrebbe modificare profondamente l'applicazione del blocco”.

Nell'ultima votazione nell'Assemblea generale dell'ONU in merito alla necessità di porre fine a questo prolungato genocidio, 192 paesi del mondo si sono pronunciati a favore e solo Washington ed Israele, suo gendarme nel Medio Oriente, si sono opposti.

Il più ovvio senso comune dice che non ci saranno mai relazioni normali tra Cuba e il suo vicino del nord finché continuerà il più lungo, disumano, illegale e immorale blocco mai conosciuto nella storia dell'umanità.

Pubblicato da Enrica Matricoti
Commenti
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mario minucci dico:

Enrica non solo documenta quello che è sotto gli occhi di tutti da quasi mezzo secolo, ma parla al cuore delle persone che anziché "parlare" di democrazia lottano perché venga veramente applicata in ogni luogo della terra insieme ai valori di libertà e giustizia....

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